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maggio 9, 2011

Happy Hour culturale

Ieri sera con la mia cara amica Ilaria Rodella, compagna di Università, negli anni che ho trascorso alla facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano, abbiamo testato il nostro primo aperitivo culturale.

Mi auguro, sia il primo di una grande serie!

Con grande soddisfazione l’incipit di questo incontro è stato il post del mio blog “In fondo, la vita è un gioco” che ha suscitato l’interesse di Ilaria.

Sono compiaciuta che la mia cara amica abbia trovato spunti e stimoli intellettuali dal mio articolo.

Dovete sapere infatti, che il tema del gioco non è nuovo a questa persona.

Dopo la laurea magistrale ottenuta con pieni voti assoluti e lode con una tesi di ermeneutica filosofica sul concetto di continuum presso la cattedra Ilaria ha avuto l’intuizione insieme a Francesco Mapelli, di considerare il connubio tra filosofia e gioco un ottimo strumento per l’apprendimento dei bambini.

Imparare a giocare con la filosofia: imparare a conoscere la filosofia attraverso il gioco.

Questo è a mio avviso, il leit motiv del loro progetto. Un progetto che emerge dal presupposto secondo il quale la filosofia nasce perché è l’individuo che stimolato dalla curiosità inizia ad interrogarsi sul mondo e su una serie di categorie propria dell’esistenza umana.

Le teorie filosofiche sono ancora attuali nella loro “anzianità”. Bisogna avere uno sguardo critico verso il mondo. Di considerazioni sulla filosofia, se ne dicono tante, che “è aria fritta”, che “serve a tutto o niente”, ma una cosa posso dirla con certezza: la filosofia ti apre la mente, ti pone dinnanzi ad una nuova consapevolezza nello sguardo e nella considerazione del mondo.

La conclusione è immediata: un approccio alla filosofia nella fase dell’apprendimento non può che non stimolare attivamente le menti dei bambini, in un contesto attuale, che li pone, tra l’altro,  come vittime passive della tv spazzatura.

Se poi analizziamo bene la questione alcune teorie filosofiche  come la dottrina delle idee Platonica o la teoria della forma/materia Aristotelica si prestano molto bene ad essere re-interpretate in chiave ludica.

Anche il Corriere della Sera ha dimostrato l’interesse per questa iniziativa:

http://archiviostorico.corriere.it/2011/marzo/06/Gioco_dunque_filosofeggio_co_7_110306053.shtml

Detto questo, con Ilaria, ci siamo interrogate sulla possibilità che tale principio potesse essere applicato anche al mondo degli adulti, magari al mondo aziendale per sviluppare ed indagare determinate competenze attraverso lo strumento “del giocare filosofeggiando”, s-velare alcune capacità attrarverso la filosofia considerando anche le teorie sul gioco di Jane McGonigal.

Dal mio punto di vista credo sarà un sentiero da sviluppare, ritengo che a molti manager un corso sulla fenomenologia Husserliana potrebbe essere molto utile per comprendere con maggiore sensibilità il contesto nel quale operano, e le persone che gesticono. Una buona ed autentica Epochè fenomenologica potrebbe essere applicata nei processi aziendali, per esempio nei processi decisionali dove una serie di variabili, “disturbano” l’atto decisionale finale.

Rimangono ancora idee in fase embrionale che invadono la nostra mente. Ma chissà un domani potrebbero essere sviluppate!

Per tale ragione vi segnalo il sito dei Ludosofici, un’idea divenuta realtà dei miei colleghi filosofi Ilaria Rodella e Francesco Mapelli.

Complimenti!

http://www.ludosofici.com

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