Con grande mia fortuna ieri ho potuto assistere ad una delle più interessanti e divertenti conferenze relative al mondo dei media, in modo più specifico a quello dei giochi. Ieri, infatti, il museo della SCIENZA LEONARDO DA VINCI di Milano ha accolto Jane McGonigal, esperta in game designer e rete che ha esordito durante il suo speech invitando il pubblico a considerare il mondo dei giochi in maniera veramente seria. Indubbiamente, devo riconoscere che Jane ha saputo cogliere l’interesse spiegando le sue idee in modo pragmatico, coinvolgente ma soprattutto attribuendo alle sue riflessioni una spiegazione con alto contenuto psicologico. Come giustamente il mio caro Professor Luca Solari http://www.lucasolari.com , con cui ho assistito all’incontro, ha detto: gli americani hanno la facoltà di assemblare in un’unica armonia diversi concetti insieme.
La filosofia insegna di adottare una diversa prospettiva nella visione del mondo, sospendere il giudizio e guardare la medesima realtà con una diversa prospettiva. Non a caso il primo assunto del ragionamento di Jane, è stato proprio quello di mutare la percezione del gioco, di non considerarlo più come una perdita di tempo che toglie spazio alla vita reale, alla famiglia o al lavoro ma come qualcosa di altamente produttivo.
Ma come si definisce la produttività?
Istantaneamente potremmo associare il concetto del “produrre di più in termini quantitativi“, ma Jane ci porta a riflettere sul fatto che al termine produttività possiamo associare la produzione di emozioni positive. E sono proprio queste che il gioco produce.
Ci chiediamo come mai l’individuo dopo una giornata di stress e stanchezza si metta davanti ad una console e gioca? Ma soprattutto gioca essendo realmente coinvolto? L’individuo è determinato a superare degli ostacoli che il gioco gli impone? Come mai tutto ciò?
Semplicemente perché attraverso il gioco viene prodotto l’EUSTRESS, lo stress positivo, un mix di emozioni positive quali:
- curiosità
- determinazione
- ambizione
- ottimismo
- eccitazione
L’individuo immerso in una serie di sentimenti come quelli appena elencati, può approdare al successo in maniera più semplice.
Come si declina quanto appena detto con la Social Innovation?
Semplicemente considerando che le emozioni sono contagiose, i giochi creano relazioni sociali, i Social Network sono il veicolo per la condivisione di contenuti, e di emozioni positive che trasposte nella vita reale non possono che aumentare il successo generale e stimolare la creatività.
Come tradurre questa energia in creatività? Negli USA attraverso Evoke, un gioco che imponeva ai giovani di ideare soluzioni per creare una Social Enterprise.
Nel nostro piccolo a Milano è un atto un social game che si pone come obiettivo primario quello di diffondere la cultura digitale a tutti.
http://www.criticalcity.org
A questo punto emergono una serie di interrogativi?
Come sfruttare “il gioco” al meglio in azienda?
Si potrebbero creare una sorta di game interni per aumentare la creatività e l’identità di impresa?
Come si coniuga questa teoria con la teoria della motivazione della psicologia del lavoro?
I giochi possono essere utilizzati come strumento di formazione ed apprendimento, sfruttando, l’innovazione sociale?